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ESCURSIONISMO: I BAMBINI E LA MONTAGNA |
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A cura di Renzo Zonca |
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I bambini e la montagna: a volte amore a prima vista, altre volte un rapporto
più difficile, soprattutto perché i bambini non sono tutti uguali. C'è quello
che cammina come un treno, lasciandosi i genitori a debita distanza; c'è quello
che si ferma a ogni passo e vive l'escursione come una sorta di penitenza; c'è
quello che cammina solo se gli si raccontano in continuazione storie, favole e
leggende; c'è quello che vede dappertutto fiori, farfalle, elfi, gnomi, animali,
draghi e altre meraviglie, fermandosi continuamente ad ammirarle, raddoppiando
i tempi di percorrenza; c'è quello che mai si alzerebbe al mattino, ma che una
volta partito e "riscaldato", cammina per ore e ore senza fermarsi, e si potrebbe
continuare.
Occorre quindi, prima di tutto, conoscere i nostri figli, con una fondamentale
avvertenza: mai imporre loro di seguirci, ma solo proporre e invogliare. Senza
egoismi e senza pretese, che potrebbero solo essere controproducenti.
Bisogna poi ricordare che portare i bambini in montagna, oltre un certo livello
di impegno, richiede una buona dose di attenzione, prudenza, pazienza e del mai
sufficiente buon senso.
Da bambini ad adulti
Adulti e bambini, esigenze diverse
Nel portare i bambini in montagna, occorre tenere presente un fatto basilare:
le loro esigenze sono radicalmente differenti da quelle degli adulti.
Gli adulti vogliono raggiungere una meta ben precisa, ammirare grandi panorami,
fotografare fiori e scorci caratteristici, portare a termine l'escursione programmata,
rispettare una determinata tabella di marcia
. La fatica, i disagi e le difficoltà
sono tutti fattori accettati di buon grado, perché finalizzati alla "conquista"
della vetta, con la conseguente soddisfazione.
La primaria esigenza dei bambini, invece, è una sola, semplice quanto categorica:
giocare e divertirsi. Di conseguenza, le prime passeggiate in montagna con i bambini
devono essere brevi, assolutamente non faticose, e soprattutto con tante occasioni
per giocare. Obbligare i bambini a scarpinare per ore e ore fino a una vetta o
a un rifugio rischierebbe solo di generare un rifiuto e un rigetto. Senza contare
che l'escursione si trasformerebbe in una sorta di Via Crucis, con il bambino
che continuamente piange, fa i dispetti, vuole fermarsi o tornare indietro, mette
il muso, inventa malanni inesistenti o esagera la stanchezza pur di non proseguire.
Esigenze da conciliare
Assodato che in montagna i bambini e gli adulti hanno esigenze diverse, il problema
è come conciliarle. Con una premessa: crediamo debba essere il genitore a "cedere",
cioè ad andare incontro alle specifiche esigenze del bambino, senza egoismi e
pretese.
In altri termini, quando si va in montagna con i bambini, occorre andarci pensando
a loro: quindi, come già accennato, percorsi facili, non faticosi, senza pericoli
e con tante possibilità di gioco.
Tuttavia, per cercare di accontentare anche l'adulto, che magari predilige ambienti
e panorami grandiosi e di alta montagna, si potrebbero scegliere escursioni brevi
e facili ma a quote relativamente elevate, sfruttando le strade che raggiungono
valichi o paesi in quota. E anche una breve funivia potrebbe tornare utile. In
caso di gruppi numerosi, ci si potrebbe organizzare in modo da lasciare i bambini
e alcuni adulti in un luogo sicuro a giocare, mentre altri potrebbero proseguire,
fino a raggiungere una meta per loro più interessante.
Gradualità e pazienza
Un fatto crediamo debba essere accettato: anche se noi siamo dei grandissimi
appassionati di montagna, non dobbiamo pretendere che anche nostro figlio lo sia,
o almeno non subito. Non dobbiamo quindi imporgli di seguirci, specie in impegnative
escursioni, o peggio su ferrate o in arrampicata, ma solo proporre e invogliare,
senza fretta, con calma, rispettando i suoi tempi, le sue inclinazioni personali
e le sue esigenze.
Con un avvicinamento graduale, paziente e rispettoso, è molto probabile che anche
nostro figlio si appassioni alla montagna, come noi e forse più di noi. Se invece
lo obbligheremo anzitempo a seguirci, potremmo ottenere come risposta un rifiuto
pregiudiziale, se non addirittura un rigetto della montagna.
Verso il "sorpasso"
Il tempo passa, e verso gli 8 - 10 anni di età inizia a cambiare qualcosa: i
bambini si interessano maggiormente all'aspetto fisico e sportivo dell'escursione,
il raggiungimento della vetta, o comunque della meta, inizia a interessarli sempre
di più, partecipano alla programmazione della gita e propongono nuove mete, il
rispetto della tabella di marcia e dei tempi di percorrenza inizia a rappresentare
un punto d'orgoglio
.
Gradualmente, anno dopo anno, in questi bambini ormai diventati ragazzi, cresce
una sorta di "ambizione": la vetta sempre più alta, la gita sempre più lunga,
il nevaio sempre più ripido, l'ambiente sempre più grandioso
.
Sempre più spesso prendono l'iniziativa - o comunque vorrebbero prenderla - per
sentirsi del tutto autonomi, per dimostrare di essere in grado di muoversi da
soli in quell'ambiente - la montagna - che li affascina sempre di più.
Con l'adolescenza e la maggiore età, ecco verificarsi il momento del "sorpasso"
nei confronti dei genitori. Organizzano da soli le escursioni, proponendole a
loro volta ai genitori, e se questi non sono in grado di seguirli, o non vogliono,
coinvolgono amici e conoscenti, creandosi a loro volta un "gruppo".
A questo punto, le parti si sono invertite, e non di rado i genitori potrebbero
essere tentati di "frenare" gli entusiasmi e l'intraprendenza dei propri figli,
probabilmente senza riuscirci. Un'evoluzione che ricorda, forse con un pizzico
di retorica, la parabola della vita, la "ruota che gira", l'inesorabile scorrere
del tempo.
ALCUNI CONSIGLI |
- Infondere sicurezza
Nell'affrontare le difficoltà e i pericoli della montagna, e non solo, i bambini
si affidano totalmente ai genitori, o comunque agli adulti. Questo affidarsi può
dirsi assoluto, senza riserve, perché la fiducia dei bambini nei propri genitori
è appunto assoluta. I dubbi, le incomprensioni e i contrasti verranno più avanti.
Su questa base, i genitori devono essere in grado di ripagare una simile fiducia,
infondendo la massima calma e sicurezza, sempre e in tutte le situazioni. Il bambino
deve percepire che tutto è sotto controllo, sempre e comunque. Se il genitore
iniziasse a manifestare dubbi, paure, ansie o tensioni, ad esempio per aver sbagliato
strada, o per il sopraggiungere della nebbia o di un temporale, il bambino se
ne accorgerebbe immediatamente, e per lui sarebbe il dramma. La sua sicurezza
verrebbe meno, e non potendo ancora razionalizzare in modo autonomo i rischi,
sarebbe come se il mondo gli crollasse addosso. In taluni casi, potrebbe anche
manifestarsi un vero e proprio trauma psicologico. In estrema sintesi, occorre
"essere sicuri per infondere sicurezza". |
- Essere preparati, e non rischiare
Da quanto esposto, è evidente che il genitore deve essere preparato ad affrontare
in piena tranquillità la programmata escursione, compresi tutti gli imprevisti
ragionevolmente prevedibili.
Portando i bambini in montagna, non si dovrebbe quindi mai arrivare al limite
delle proprie possibilità, sia fisiche che psichiche, mantenendo sempre un ampio
margine di sicurezza, appunto per far fronte a eventuali imprevisti.
Con i bambini non si dovrebbero mai affrontare percorsi nuovi, poco conosciuti,
magari con tempo incerto, come pure non conviene rischiare un temporale o una
bufera. Ci sarà tutto il tempo più avanti per affrontare, e magari anche apprezzare,
questi aspetti della montagna. |
- Farli sentire grandi
I bambini vogliono crescere, imitare i grandi, sentirsi autonomi. Anche in montagna,
ferme restando le primarie esigenze di sicurezza, è senz'altro consigliabile cercare
di responsabilizzare i bambini: assegnarli piccoli compiti, fargli portare il
loro zainetto personale, quando possibile fargli guidare il gruppo, regalargli
una piccola "piccozza-ricordo" o un bastone, permettergli di scattare fotografie
o di usare la videocamera di papà, e altro ancora. |
- I pericoli: attenzione, senza ossessione
I bambini, nel loro entusiasmo e nella loro voglia di sperimentare e conoscere
il mondo, tendono a "non vedere" i pericoli, anche perché non li conoscono nei
dettagli. Spetta quindi agli adulti, e in primo luogo ai genitori, proteggerli
e insegnare loro a riconoscere i pericoli, comportandosi di conseguenza.
Tuttavia, questo è più semplice a dirsi che a farsi, soprattutto per la difficoltà
di trovare quello che si può definire "il giusto mezzo". Non è infatti conveniente
essere iperprotettivi, perché i bambini crescerebbero insicuri e poco indipendenti,
come pure non si può concedere tutto, sia per non incappare in incidenti potenzialmente
gravi, sia per non dare l'impressione che tutto sia permesso e facile, originando
una mancanza di attenzione e di prudenza.
Nel concreto, si potrebbe adottare un criterio "a due binari": da un lato massima
attenzione e assoluto rigore contro i pericoli reali e gravi (caduta da altezze,
scivolata su pendio ripido, sentieri esposti e simili), e dall'altro più fiducia
e diremmo tolleranza per i "piccoli" pericoli che potremmo definire fisiologici,
le cui conseguenze sarebbero comunque limitate a graffi o sbucciature. E ci spieghiamo
con un esempio.
Percorrendo un ripido sentierino o un tratto di neve dura, dove una scivolata
potrebbe avere gravi conseguenze, non ci devono essere dubbi: il bambino deve
procedere sempre e solo dando la mano all'adulto e, comunque, valutare se non
sia più conveniente rinunciare.
Viceversa, percorrendo un placido nevaio, dove una eventuale scivolata si arresterebbe
comunque spontaneamente in pochi metri, si può lasciare andare il bambino, lasciandolo
libero di fare le sue esperienze, cadute comprese. | |
Aspetti medici e fisiologici
Di seguito, esponiamo alcune considerazioni di carattere medico e fisiologico,
tratte e rielaborate da varie pubblicazioni della Commissione centrale medica
del CAI.
Gradualità e moderazione
Le attività fisiche e sportive svolte dai bambini in montagna devono essere impostate
all'insegna della massima gradualità e moderazione, tenendo conto che i loro meccanismi
di produzione di energia sono ancora immaturi. Queste ridotte capacità atletiche
possono inoltre ulteriormente diminuire se le attività si svolgono alle medie
e alte quote, dove la quantità di ossigeno a disposizione dell'organismo è minore.
Devono quindi essere gli adulti a organizzare e a dosare le attività fisiche nell'arco
della giornata, perché i bambini, per loro natura, vorrebbero fare "tutto e subito".
Attenzione al caldo e al sole
I bambini, ancora più degli adulti, sono sensibili al caldo e ai colpi di calore,
anche a causa della relativa immaturità delle ghiandole sudoripare. Analogamente,
il bambino che svolge attività fisica in montagna dovrebbe bere molto, anche in
inverno e anche se lui non ne sentisse la necessità, per scongiurare una possibile
disidratazione.
Inoltre, fare molta attenzione alle radiazioni solari, specie sulla neve, utilizzando
creme solari a protezione totale e coprendo con gli abiti le parti più delicate
del corpo, per evitare dolorose scottature. Per maggiori dettagli vedi: ESCURSIONISMO:
NOTE MEDICHE E FISIOLOGICHE.
Il freddo
Per ovvie ragione, il bambino ha minori capacità di difesa e di resistenza al
freddo rispetto agli adulti, per cui occorrono ancora maggiori precauzioni.
Prima e durante l'attività fisica in condizioni di basse temperature, è consigliabile
somministrare al bambino un'alimentazione ipercalorica: latte caldo con miele
o zucchero, pane con burro, marmellata o formaggio, frutta secca, bevande calde
e zuccherate in genere.
L'abbigliamento deve ovviamente essere adeguato alle temperature, senza mai dimenticare
i guanti e un buon berretto. Tenere poi sempre disponibile un abbigliamento di
ricambio ben asciutto, nello zaino o nell'auto. Per maggiori dettagli, vale quanto
riportato in ESCURSIONISMO: NOTE MEDICHE E FISIOLOGICHE.
Salendo di quota
Anche i bambini, come gli adulti, sono soggetti al cosiddetto mal di montagna
(per un'ampia trattazione della materia vedere MAL DI MONTAGNA) con un'incidenza
pare sostanzialmente analoga. Tuttavia, considerata la relativa immaturità del
loro organismo, si consiglia di adottare un comportamento ancora più prudenziale
rispetto agli adulti.
I bambini dovrebbero quindi salire di quota in modo graduale, evitando per quanto
possibile veloci salite in auto, o peggio con lunghe funivie. Come regola generale,
si può suggerire per bambini fino a 18 mesi una quota massima di pernottamento
di 2000 metri, mentre fino a 10 anni di età non dovrebbero dormire a quote superiori
ai 3000 metri.
Più in generale, sempre per un principio di cautela, i bambini dovrebbero evitare
di salire, almeno nei primi anni di vita, oltre i 3000 metri di quota, pur in
assenza di dati scientifici sulla materia.
Ma è soprattutto nel primo anno di vita che occorre la massima cautela, evitando
in particolare frequenti e veloci salite di quota e successive altrettanto veloci
discese, tipiche ad esempio delle gite domenicali in alta montagna.
L'orecchio e le prime vie respiratorie
Salendo di quota in auto con bambini molto piccoli, sarebbe bene farli succhiare
ogni 300 - 500 metri di dislivello.
Se il bambino avesse il raffreddore, sarebbe preferibile rimandare il viaggio.
Se ciò non fosse possibile, si dovrebbe pulire molto bene il naso con soluzione
fisiologica, per prevenire possibili congestioni nasali, come pure, per bambini
molto piccoli, aumentare la frequenza delle poppate.
Se il bambino fosse raffreddato o malato, sarebbe inoltre preferibile evitare
salite in funivia.
Infine, gli ambienti abitativi in montagna dovrebbero essere umidificati: il
clima freddo e secco, unito al riscaldamento, potrebbero infatti provocare secchezza
delle mucose delle prime vie aeree.
L'alimentazione
In montagna, l'alimentazione dei bambini dovrebbe essere formata da cibi aventi
le seguenti caratteristiche: |
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Energetici e facilmente consumabili durante le brevi soste. Il fabbisogno calorico
giornaliero di un bambino dai 7 ai 12 anni è in media di 2000 - 2200 Kcal. Esso
può però anche raddoppiare in presenza di esercizio fisico, specie in condizioni
ambientali ostili, come nel caso del freddo e dell'alta quota
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Ben digeribili, anche durante un'intensa attività fisica |
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Appetibili, e possibilmente già provati dal bambino | |
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Quante occasioni per giocare!
Per i bambini la montagna deve essere essenzialmente divertimento e gioco. E
questo è vero tanto più i bambini sono piccoli.
Di seguito, vogliamo quindi fornire un elenco, non certo esaustivo, ma solo a
livello di suggerimento, delle occasioni di gioco presenti in montagna, in relazione
ai vari ambienti e ai periodi stagionali.
Come regola generale, premettiamo solo di fare molta attenzione a eventuali pericoli
- scarpate, torrenti profondi, neve troppo dura, erba molto alta con possibile
presenza di vipere, crepacci rocciosi, strapiombi, boschi fitti con salti dove
ci si potrebbe anche perdere... - non concedendo nulla in tal senso. Al riguardo,
potrebbe essere utile una preventiva esplorazione della zona, prima di lasciare
che i bambini inizino a giocare.
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- Il torrente
Costruire piccole dighe con i sassi o con la terra;
saltare sui sassi (asciutti!);
giocare con la sabbia della riva;
guadare il torrente;
farvi navigare rametti e/o foglie, osservando le loro evoluzioni;
cercare sassi arrotondati e colorati;
cercare piccoli animali
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- Sulla neve dura, in estate
Scivolare sulla neve con i piedi, seduti o, se disponibile, con la slitta;
scavare grotte, gradini, trincee;
correre e tirarsi la neve
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- Sulla neve farinosa, in inverno
Giocare a palle di neve;
costruire il pupazzo di neve;
correre nella neve;
scavare una buca;
scivolare sulla neve con la slitta o seduti
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- Il laghetto
Fare rimbalzare i sassi sull'acqua;
farvi navigare rametti e/o foglie osservando le loro evoluzioni;
costruire vere barchette con rametti, corteccia, foglie resistenti;
giocare con la sabbia della riva;
cercare animali
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- I prati
Correre tra l'erba;
raccogliere fiori e erba;
giocare a palla (attenzione a circostanti pendii ripidi);
imitare gli animali domestici;
osservare con il binocolo l'ambiente circostante
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- Su pendii ripidi
Rigorosamente con la massima prudenza, con l'eventuale aiuto dei genitori, fare
brevi corse, saltando sui sassi e lungo il pendio stesso;
sperimentare la discesa in scivolata lungo i pendii ghiaiosi
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- I sassi
Costruire ometti, piccoli muretti e castelli in miniatura;
rompere i sassi per "vedere come sono fatti";
cercare sassi lucenti, colorati o dalla forma particolare, cristalli, minerali
(se la zona e adatta);
giocare a nascondino se fossero abbastanza grossi (in assenza di crepacci o di
altri pericoli)
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- Grandi massi
Giocare ad arrampicare (con la necessaria cautela e sotto la costante vigilanza
di un adulto);
giocare a nascondino o alla "casa"
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- Nella pineta
Giocare a nascondino (solo se non esiste nessun pericolo di perdersi e se il
terreno non è insidioso per salti rocciosi o altro);
giocare alle "streghe" o a "Cappuccetto rosso";
imparare a orientarsi con la bussola;
arrampicare sugli alberi o sui tronchi caduti;
raccogliere le pigne più belle;
in presenza di rami adatti, realizzare un'altalena con una corda;
dondolarsi dai rami bassi;
cavalcare tronchi caduti
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- Gli animali
Osservare gli animali con il binocolo;
cercare di avvicinarli e fotografarli;
non trascurare i "piccolissimi" animali, come le formiche e i loro giganteschi
formicai
e si potrebbe continuare a lungo. | | | |
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