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Turisticamente, il Lago di Garda non ha certo bisogno di presentazioni, trattandosi
di una delle più rinomate e frequentate mete dell'Italia settentrionale. L'itinerario
proposto, in particolare, permette di compiere l'intero giro del più grande lago
italiano, esteso per 370 Km2 e con una profondità massima di ben 346 metri.
L'azzurro del lago, il verde dei vigneti
Dal casello autostradale di Peschiera del Garda, ci dirigiamo in direzione nord,
costeggiando il lago nella sua parte più larga (quasi 18 chilometri), in un piacevole
e rilassante contrasto cromatico tra l'azzurro del grande specchio d'acqua e il
verde intenso della campagna e delle dolci colline circostanti.
Dopo aver superato Lazise, con le sue belle mura medievali e il suo castello,
si tocca Bardolino, il cui nome, per gli amanti della buona cucina, dice già tutto.
Siamo infatti nel cuore di una famosa zona di produzione vinicola, comprendente
in tutto o in parte i territori di ben 16 comuni veronesi. Si tratta di vini di
altissima qualità, che hanno la loro punta di diamante nel Bardolino Superiore,
che recentemente ha ottenuto (primo agosto 2001) la prestigiosa Denominazione
di Origine Controllata e Garantita (Docg).
Lago o fiordo?
Pochi chilometri, ed eccoci a Garda, con la sua famosa punta di S. Vigilio, definita
"uno dei più romantici e celebrati siti del lago", che merita senza dubbio una
sosta.
Questo piccolo promontorio, tra l'altro, segna l'inizio della parte settentrionale
del Lago di Garda, nettamente differente rispetto a quello che abbiamo ammirato
finora. Il bacino lacustre diventa improvvisamente molto più stretto, fino a raggiungere
una larghezza minima di poco più di due chilometri, con le sponde non più collinari,
ma prettamente montuose, specie quelle della sponda opposta. Per certi versi,
un paesaggio da fiordo nordico, tutto da gustare, che ci viene introdotto dall'antico
borgo di pescatori di Torri del Benaco, con il suo poderoso castello scaligero.
Una natura da ammirare
In seguito, raggiungiamo Malcenise, uno dei centri di villeggiatura più eleganti
e attrezzati del lago, con il suo immancabile castello. Alle spalle dell'abitato,
caratterizzato da un piacevole nucleo storico, si elevano i ripidi pendii della
lunga catena del Monte Baldo, che culmina con i 2218 metri della Cima Valdritta.
Una zona quindi di grande interesse per l'escursionista e per l'amante della
natura in genere, anche per la presenza della "Riserva naturale integrale Gardesana
Orientale", con formazioni tipicamente mediterranee, caratterizzate dalla presenza
del leccio. La flora è ricca di specie endemiche, con entità segnalate come rare
o rarissime nella flora italiana, mentre la fauna vede la presenza di molte specie
di uccelli: canapino, occhiocotto, sterpazzola, averla piccola, zigolo nero e
altre ancora.
In cima al lago, a due passi dalle Dolomiti
Finalmente, eccoci all'estremità settentrionale del lago, a Riva del Garda, significativamente
definita "un'oasi di Mediterraneo, dove crescono floridi gli olivi e le palme".
E, in effetti, il contrasto visivo è notevole: una cittadina turistica di primo
livello, signorile, elegante, in un ambiente quasi mediterraneo, adagiata sul
fondo di una valle rinchiusa tra due alte catene montuose, che sfiorano e a volte
superano i duemila metri di quota, per lunghi mesi ammantate di neve, a due passi
dalle Dolomiti.
La strada più bella
Ci dirigiamo ora in direzione sud, seguendo la famosa Gardesana occidentale,
forse il tratto più spettacolare e suggestivo della gita, con innumerevoli gallerie,
necessarie per superare il ripidissimo e a tratti verticale versante montuoso,
che precipita nelle acque del lago. Un percorso a tratti orrido, impressionante,
con una natura selvaggia e potente, che non sarà facile dimenticare.
Peraltro, alcune strade secondarie permettono di "arrampicarsi" lungo questi
scoscesi valloni, fino a raggiungere il dolce altopiano di Tremosine, fin verso
i mille metri di quota, dove il panorama può ben dirsi straordinario, sul sottostante
solco del lago e sulle alte montagne circostanti. Tra l'altro, su questi verdi
pendii è stata accertata la presenza di una antichissima popolazione di origine
etrusca. Non è quindi un caso che questa zona sia ora protetta dal "Parco Regionale
Alto Garda Bresciano", con una superficie di circa 38.000 ettari.
L'ambiente può definirsi un piccolo "sistema alpino" a sé stante, con fortissimi
contrasti ambientali di carattere altimetrico (dai 65 metri di quota del lago
ai quasi 2000 delle montagne più elevate), climatico e vegetazionale. In pochi
chilometri, possiamo così passare dalla macchia mediterranea a una tipica vegetazione
subalpina.
Il ritorno, verso le colline
Proseguendo in direzione sud, l'ambiente gradualmente si addolcisce e il lago
torna ad allargarsi, con scenari più dolci, meno "di montagna" e sempre più collinari.
In successione, si toccano alcuni tra i centri turistici più importanti del Garda:
Gardone, Salò e Desenzano, che ci conducono fino a Sirmione, uno dei "gioielli"
del nostro itinerario.
Questa località è famosa soprattutto per il suo singolare castello, tutto torri
e merli, proprio come lo disegnerebbe un bambino, nella sua intuitiva semplicità.
L'antico fortilizio, edificato nel XIII secolo, appare completamente circondato
dalle acque del lago, in un colpo d'occhio del tutto particolare, grazie anche
all'ottimo stato di conservazione.
Una visita merita anche la zona archeologica all'estremità settentrionale della
penisola, con le note Grotte di Catullo, in un ambiente in tutto mediterraneo.
Il nostro itinerario volge ormai al termine, anche se non sarà facile lasciare
questo piccolo angolo di paradiso: in poco più di dieci chilometri, costeggiando
a breve distanza il lago, è infatti possibile raggiungere il casello autostradale
di Peschiera del Garda, dal quale si era partiti.
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Questa escursione, se così possiamo definirla, non ci porta sulla vetta di una
montagna o di una collina, bensì sulla sommità di una storica torre, alta ben
74 metri, dalla quale si gode un panorama a dir poco spettacolare.
Si tratta della torre di San Martino della Battaglia, pochi chilometri a sud della penisola di Sirmione, eretta nel 1878 su una dolce
collina morenica, per celebrare l'intero Risorgimento italiano e per ricordare
la grande e decisiva battaglia del 24 giugno 1859.
In quel giorno, le truppe franco-piemontesi sconfissero duramente l'esercito
austriaco (anche nella vicina Solferino), in un terribile tributo di sangue: complessivamente,
tra morti e feriti, furono posti fuori combattimento 16.426 austriaci e 21.648
franco-piemontesi.
Dalla sommità, un panorama unico
Percorrendo una rampa interna a piano inclinato a spirale è possibile raggiungere,
non senza un po' di fatica, la terrazza sommitale della torre, dalla quale lo
sguardo può spaziare a 360 gradi: a sud, a perdita d'occhio, la verdeggiante distesa
della pianura, a cui si contrappone, a nord, il placido specchio azzurro del Lago
di Garda, con sullo sfondo l'intera catena alpina. Uno scenario che sarà difficile
dimenticare.
Se poi si fosse in compagnia di bambini, la discesa lungo il piano inclinato
a spirale dovrà "sottostare" alla loro voglia di giocare: probabilmente, si sarà
costretti a scendere di corsa, con un minimo di attenzione, ma con il divertimento
assicurato (provare per credere
).
Accanto alla torre, in uno splendido parco, non mancare di visitare il Museo
della Battaglia, con interessanti cimeli storici.
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A pochi minuti dal casello autostradale di Peschiera del Garda, si trova l'antico
santuario della Madonna del Frassino, meta di innumerevoli turisti e pellegrini.
Il prodigio, all'ombra di un frassino
Narra la tradizione che l'11 maggio 1510 un contadino si trovasse al lavoro nei
campi, quando improvvisamente si accorse di una serpe che lo stava aggredendo.
Paralizzato dal terrore, non poté fare altro che invocare l'aiuto della Madonna,
che subito venne in suo aiuto: in una luce sfolgorante, una statuetta della Vergine
si materializzò sul tronco di un vicino frassino.
Sull'onda di una grandissima devozione popolare, il 10 settembre 1511 venne posta
la prima pietra del santuario, che nel corso dei secoli, anche per la vicinanza
con la fortezza di Peschiera, andò soggetto a frequenti devastazioni.
La chiesa, a navata unica, è il risultato di innumerevoli interventi di restauro,
e si presenta in uno stile definito "barocco dignitoso e bello", mentre nella
Cappella della Madonna è visibile la statuetta del prodigio, in terracotta alta
14 centimetri.
Infine un accenno all'annesso convento, anch'esso cinquecentesco, costituito
da due semplici chiostri, parzialmente affrescati. |