|
Per iniziare, un parco
Dal grande bivio della superstrada di Colico, seguiamo le indicazioni per il
Passo dello Spluga, e subito ci troviamo a fiancheggiare una grande "area umida",
che separa il Lago di Como dal non lontano Lago di Mezzola: la "Riserva Regionale
Pian di Spagna, Lago di Mezzola".
Si tratta di una zona di interesse internazionale, con un paesaggio vegetale
di grande suggestione, caratterizzato prevalentemente da canneti a cannuccia di
palude, con una straordinaria ricchezza floreale e faunistica. Addirittura, sono
state osservate qualcosa come 200 specie diverse di uccelli stanziali e migratori,
oltre a 24 specie di uccelli acquatici.
Sul fondo della valle
Proseguendo lungo l'ampio e pianeggiante fondo della valle, anticamente occupato
dall'estremo lembo settentrionale del Lago di Como, non possiamo non rimanere
colpiti, in un contrasto visivo quasi violento, dalle altissime pareti laterali
che, scoscese e selvagge, si elevano vertiginose fin verso i 2.500 metri di quota!
Uno scenario dolce e grandioso nello stesso tempo, che ci accompagna fino a Chiavenna,
situata in una strategica posizione all'incrocio di due vallate, percorse fin
dai tempi più remoti: la Valle San Giacomo verso lo Spluga, e la Val Bregaglia
verso il Passo del Maloia e il più antico Passo del Settimo. E, non a caso, il
toponimo Chiavenna dovrebbe derivare dal latino "clavis = chiave", nel senso di
posizione chiave, importante.
Inizia la salita!
Di sicura origina romana, Chiavenna meriterebbe una visita approfondita, ma in
questa sede vogliamo limitarci a citare i famosi crotti, ovvero anfratti naturali
formatisi sotto i massi di antiche e gigantesche frane, nei quali spira una corrente
d'aria a temperatura costante. Di conseguenza, sono molto adatti alla stagionatura
di salami, salsicce, bresaole, formaggi, vino
. Non deve quindi stupire se all'esterno
sono spesso disposte panche e tavoli, realizzando così piacevoli luoghi di ritrovo,
che hanno la loro "consacrazione" nell'importante Sagra di settembre.
Ma lasciamoci alle spalle la bella e soleggiata Chiavenna, per iniziare la salita
della Valle San Giacomo: in pochi minuti, pressoché senza transizione, ci troviamo
catapultati in un ambiente in tutto di alta montagna, selvaggio come pochi, con
grandiose pareti rocciose che si elevano verticali per centinaia di metri.
A tratti, il pendio è cosparso di enormi macigni, impressionanti testimonianze
di antiche e immani frane, a ricordarci che la montagna non è un'entità statica,
immobile e immutabile, come a prima vista sembrerebbe. Essa "vive", si evolve
e si modifica in continuazione, seguendo tempi e ritmi rispetto ai quali l'esistenza
umana è paragonabile a un battito di ciglia, o poco più.
Il santuario e il torrente "rabbioso"
A un tratto, alla base di una strapiombante parete rocciosa, ecco il grande santuario
della Madonna della Misericordia di Gallivaggio, dove secondo la tradizione la
Vergine apparve a due ragazze intente a raccogliere castagne: era il 10 ottobre
1492.
Poco oltre, a Campodolcino, un ponte supera un torrente laterale, che non si
può non notare per i suoi poderosi argini in pietra, con dimensioni a prima vista
del tutto sproporzionate, quasi assurde per un piccolo torrente di montagna. Ma
tutto cambia non appena si conosce il suo nome, foriero di piene disastrose: torrente
Rabbiosa.
Una strada "da brivido"
Superato Campodolcino, il nastro d'asfalto inizia a inerpicarsi lungo lo scosceso
e quasi verticale versante della valle, in una spettacolare e interminabile successione
di tornanti ravvicinati che non danno respiro, e richiedono la massima attenzione.
Curva dopo curva, con tratti incisi nella roccia e brevi gallerie, la strada guadagna
velocemente quota, letteralmente sospesa sulla valle sottostante.
Un vero capolavoro di ingegneria, che ancora oggi incute rispetto e ammirazione,
progettato all'inizio dell'800 dal geniale ingegnere Carlo Donegani, lo stesso
che pochi anni dopo avrebbe firmato un'altra delle meraviglie delle Alpi: la strada
dello Stelvio.
Il grande lago
Superato il bivio per la nota località turistica di Madesimo, una serie di gallerie
ci conduce verso la testata della valle, con il panorama che finalmente si apre
e si addolcisce, con i suoi verdeggianti e rilassanti pascoli.
Ma le sorprese non sono finite: dopo alcuni tornanti, eccoci in riva al grande
lago artificiale di Montespluga, a poco più di 1900 metri di quota, le cui placide
acque conferiscono una nota di colore tutta particolare all'ambiente.
Il nostro itinerario sta ormai per concludersi: superato il piccolo borgo di
Montespluga, la strada torna a farsi ripida, tra pietraie e magri pascoli, con
il grande lago disteso sotto di noi, in un colpo d'occhio di grande effetto, immortalato
in innumerevoli fotografie.
Un ultimo strappo permette di raggiungere il culmine della salita: il Passo dello
Spluga, a 2113 metri di quota, sulla cresta spartiacque della catena alpina, oltre
il quale il panorama si apre spettacolare sulle Alpi svizzere, in una degna conclusione
della nostra gita.
|
|
A completamento della gita al Passo dello Spluga, proponiamo una breve e facile
escursione, pressoché alla portata di tutti, con solo un minimo di attitudine
alla camminata in montagna. Complessivamente, tra andata e ritorno, prevedere
non più di due ore di comodo cammino.
La mèta è il Rifugio Giovanni Bertacchi, situato su un panoramico terrazzo prativo,
a pochi metri da un tipico laghetto alpino.
L'escursione prende le mosse dalla sponda orientale del Lago di Montespluga,
e più esattamente da un gruppo di case appena a sud del viadotto che costeggia
il lago stesso, a quota 1908 metri.
Ci si incammina lungo una stradina sterrata (o a fianco di essa sulla sinistra)
fino alla sommità del tondeggiante costone degli Andossi, da cui ci si affaccia
sulla valle del torrente Scalcoggia.
Con direzione iniziale nord-est, si prosegue lungo il sentiero pianeggiante che,
con un ampio semicerchio, traversa l'intera testata della valle, raggiungendo
infine, con un ultimo tratto in direzione sud, il panoramico dosso su cui sorge
il Rifugio Bertacchi, a pochi metri dal tondeggiante Lago di Emet: quota 2196
metri, ore 1 dalla partenza.
Il ritorno si svolge lungo il medesimo percorso della salita e richiede 45 minuti.
|
|
Appena usciti da Chiavenna, seguendo il solco della Val Bregaglia, in direzione
del confine di Stato, si incontra l'abitato di Piuro, da molti definito "la Pompei del nord".
Verso la sera del 4 settembre 1618 una gigantesca frana, probabilmente simile
a quella del 1987 in Valtellina, si staccò dal versante idrografico sinistro della
valle, investendo e seppellendo l'intero paese, con i suoi mille abitanti.
Questo disastro naturale, in tempi di superstizioni e di esasperazioni religiose,
ebbe un enorme impatto emotivo in tutta Europa, anche perché all'epoca Piuro era
un centro commerciale tra i più noti.
L'unico edificio di rilievo che si salvò fu il Palazzo Vertemate Franchi, considerato "una delle più prestigiose dimore signorili dell'area lombarda". Le stanze sono superbamente affrescate e intarsiate, mentre l'insieme del
nobile edificio offre un interessante spaccato della vita di una ricca famiglia
dei secoli XVI e XVII: l'elegante giardino, la chiesa privata, l'ampio castagneto,
gli orti e il vigneto, le stalle
Il palazzo è visitabile da marzo a ottobre il
sabato pomeriggio e la domenica.
Verso la sera del 4 settembre 1618 una gigantesca frana, probabilmente simile
a quella del 1987 in Valtellina, si staccò dal versante idrografico sinistro della
valle, investendo e seppellendo l'intero paese, con i suoi mille abitanti.
Questo disastro naturale, in tempi di superstizioni e di esasperazioni religiose,
ebbe un enorme impatto emotivo in tutta Europa, anche perché all'epoca Piuro era
un centro commerciale tra i più noti. |