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L'escursionismo, peraltro come ogni attività umana, non è esente da rischi. Nonostante
tutte le nostre cautele, l'imprevisto può sempre capitare. Risulta quindi importante
sapere, in caso d'incidente, cosa è bene fare e non fare, con l'obiettivo primario
di stabilizzare la situazione e di evitare danni maggiori, in attesa dei soccorsi.
Tra l'altro, queste indicazioni sono applicabili a tutti gli sport all'aria aperta,
e in generale in qualsiasi situazione di emergenza sanitaria.
Questa scheda si presenta quindi come un sintetico manuale di primo soccorso
per persone non esperte, realizzato in collaborazione con gli esperti del Soccorso
Alpino Emilia Romagna, quotidianamente impegnati "sul campo" in interventi di
soccorso, anche con l'ausilio dell'elicottero.

Sicuramente è più facile dirlo che farlo, ma immediatamente dopo un incidente
è assolutamente fondamentale mantenere la calma, ragionando in modo lucido e con
"semplice buon senso". In questo modo, sarà possibile risolvere positivamente
la maggior parte dei problemi.
Subito dopo, occorre garantire la sicurezza dell'infortunato e dei soccorritori:
il desiderio di soccorrere, o l'ansia per il ferito, non devono mai far dimenticare
i pericoli oggettivi presenti nell'ambiente montano. Di conseguenza, evitare atti
d'eroismo: nel dubbio, eccedere sempre in prudenza ritenendo l'infortunato più
grave di quanto possa sembrare, e non avere timore di tornare indietro o di chiedere
aiuto.
In questa primissima fase, si devono anche garantire all'infortunato i supporti
fondamentali: calore, cibo, bevande (mai alcoliche) solo se è cosciente e se ne
ha reale necessità, aiuto psicologico.
E' un momento importantissimo, perché da esso dipende la decisione di che cosa
fare (continuare? tornare con mezzi propri? chiamare il Soccorso Alpino? quali
cure prestare?) e come farlo.
Tuttavia, eseguire un bilancio esatto delle condizioni dell'infortunato è difficilissimo,
anche per persone del settore, per cui occorre adottare un criterio di grande
prudenza.
Nel dubbio:
- considerare l'infortunato più grave di quanto possa sembrare
- considerare il semplice "sospetto di lesione" come lesione
- considerare sempre "gravi" i traumi al cranio e alla colonna vertebrale.
Nel concreto, l'esame del ferito va effettuato con calma e metodo, procedendo
dalla testa verso i piedi, valutando i seguenti parametri:
Respirazione:
- naso e bocca sono liberi?
- respira bene e da solo?
- non respira per niente?
Circolazione:
- il cuore batte?
- si sentono i polsi?
Stato di coscienza:
- è sveglio?
- risponde a tono alle domande?
- risponde agli stimoli dolorosi?
- ricorda chi è, dov'è, cos'è successo?
Condizioni della colonna vertebrale:
- può muovere gli arti?
- ha mantenuto la sensibilità agli arti?
Integrità degli arti:
- ha fratture?
- gli arti hanno posizioni "strane"?
Sulla base di questo esame, sarà possibile classificare l'infortunato in tre
categorie: gravissimo, grave e leggero. Vediamole nel dettaglio.
Feriti gravissimi:
come stanno:
- sono incoscienti
- respirano male
- sono cianotici (bluastri)
- hanno polsi periferici debolissimi o assenti
- hanno emorragie gravi
cosa fare:
- posizionarli correttamente
- iniziare le manovre rianimatorie
- fermare le eventuali emorragie
- chiamare il Soccorso Alpino
Feriti gravi:
come stanno:
- hanno traumi cranici
- hanno fratture multiple degli arti
- hanno lesioni alla colonna vertebrale
- hanno traumi interni nel torace e nell'addome
MA, nel contempo:
- sono coscienti e collaborano
- respirano bene
- hanno polsi apprezzabili
cosa fare:
- posizionarli correttamente
- iniziare terapia di sostegno
- controllare le condizioni nel tempo
- chiamare il Soccorso Alpino
Feriti leggeri
come stanno:
- hanno piccole ferite
- hanno contusioni o distorsioni
- hanno fratture semplici degli arti
E, nel contempo
- sono in buone condizioni generali
cosa fare:
- trattare le lesioni
- decidere, in base al tipo, all'entità del trauma e alle condizioni ambientali
se tornare con mezzi propri o chiamare il Soccorso Alpino.

Una volta valutate le condizioni del ferito, occorre intervenire attraverso tre
momenti fondamentali:
- spostare il ferito
- posizionare correttamente il ferito
- trattare le lesioni

Vediamo dapprima i primi due
In linea di massima un ferito va spostato il meno possibile, e solo se è indispensabile
per la sicurezza sua o dei suoi compagni, oppure per prestargli le cure necessarie.
Questo perché muovendo un ferito, soprattutto se ha lesioni alla colonna vertebrale,
è possibile provocare danni anche gravi.
Al riguardo, due concetti generali possono essere utili:
il corpo del ferito deve essere sollevato da almeno tre soccorritori, mantenendo
allineati testa-collo-tronco
evitare in ogni caso di piegare la colonna vertebrale
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Figura 1: posizione dei soccorritori e delle mani di sostegno rispetto al suo
asse |
Figura 2: posizione del ferito alzato (il terzo soccorritore lascia la presa)
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Il posizionamento di un infortunato è importantissimo, perché:
La prima cosa da fare è cercare un posto adatto, che dovrebbe essere:
Dato che la posizione è già una cura, bisogna fare un minimo di diagnosi prima
di scegliere quale adottare:
Paziente incosciente:
In questo caso, occorre adottare la cosiddetta "posizione di sicurezza": essa
va utilizzata quando il paziente non ha traumi vertebrali e non è cosciente, e
serve per evitare che possa soffocarsi con materiale vomitato o con le proprie
secrezioni (muco, saliva, ecc).

Passiamo ora ad esaminare la terza fase del primo soccorso, cioè il trattamento
delle lesioni. Si tratta di una fase che comprende moltissimi aspetti, che vanno
dalla rianimazione alla semplice cura di una distorsione, tenendo ben presente
che il primo obiettivo dev'essere quello di non provocare danni peggiori con manovre
inadeguate.

Rianimare un paziente non è semplice neanche per chi lo fa di mestiere. Tuttavia,
in casi di estrema necessità e solo dopo aver valutato che siano assolutamente
indispensabili per un grave pericolo di vita, vale la pena di tentare di mettere
in atto le principali manovre rianimatorie, ricordandosi sempre che il primo obiettivo
è quello di non danneggiare ulteriormente il paziente.
Anche qui bisogna avere uno schema chiaro in mente, basato su tre fasi:
-
Liberare le vie aeree
-
Respirazione artificiale
-
Massaggio cardiaco
1. Liberare le vie aeree
E' una tappa apparentemente ovvia, ma da non trascurare: spesso basta già questo
atto per permettere a un infortunato incosciente di riprendere a respirare. Come
sempre, bisogna seguire uno schema chiaro, mantenendo la massima calma:
mettere l'infortunato sdraiato sulla schiena
stendere bene la testa all'indietro, sostenendo con una mano la nuca e inclinando
con l'altra, appoggiata alla fronte, la testa all'ingiù (con delicatezza, per
non provocare danni alla colonna vertebrale)
spingere in avanti la mandibola
con le dita, liberare la bocca da tutto ciò (vomito, sangue, secrezioni varie)
che può ostacolare il respiro.
2. Respirazione artificiale
E' la tappa successiva, da mettere in pratica solo se la prima non è stata sufficiente
per far riprendere la normale respirazione. La posizione dell'infortunato è la
medesima di prima, e devono essere eseguite le seguenti manovre:
-
aprire bene la bocca del ferito con una mano e tenerla aperta
-
chiudere con l'altra mano il naso
-
mettere le labbra sulla bocca dell'infortunato
-
soffiare con forza
-
controllare che il torace si sollevi
3. Massaggio cardiaco
Il massaggio cardiaco esterno è una manovra non semplice, faticosa, che può comportare
danni per chi è soccorso, ma che è anche l'unico mezzo, in caso di arresto cardiaco,
per salvare la vita del paziente. Occorre quindi impararne la tecnica da istruttori
esperti, e praticarlo solo in caso di estrema necessità.
Il massaggio cardiaco va praticato soltanto in presenza di arresto cardiaco,
cioè di un cuore che non batte più. Per capire se il cuore batte:
Sulla base di questo esame, procedere con il massaggio solo se non c'è nessun
segno di attività del cuore.
Occorre inoltre ricordare che il massaggio cardiaco va praticato sempre assieme
alla respirazione artificiale, perché un cuore senza ossigeno non può battere.
Nel concreto, il massaggio cardiaco va eseguito seguendo le fasi seguenti:
-
mettere il ferito sdraiato sul dorso su una superficie rigida
-
mettersi di fianco o a cavalcioni, inginocchiati sopra il ferito
-
mettere le mani nel punto indicato nella figura 10
-
con le braccia tese spingere energicamente, aiutandosi con il proprio peso, in
modo da abbassare lo sterno di circa 3 - 4 centimetri (per esercitarsi provare
su una normale bilancia ad impiegare una forza di circa 5 Kg.)
-
continuare le pressioni al ritmo di 60 / 65 al minuto.
Se si é soli: eseguire 15 compressioni - 2 respirazioni artificiali
Se si é in due: eseguire 5 compressioni - 1 respirazione artificiale
Ripetere le operazioni finché non compare il battito cardiaco, oppure fino a
un massimo di circa 15.

Si tratta di una condizione di non semplice definizione, che può comunque essere
considerata come un insieme di fenomeni conseguenti a una insufficienza circolatoria
acuta. Le cause più frequenti di shock sono: emorragia, lesioni del cervello,
infarto cardiaco.
E' soprattutto importante riconoscere i sintomi dello shock:
In caso di shock non:
-
muovere l'infortunato prima di aver rimosso le cause dello shock
-
somministrare alcolici
-
somministrare liquidi o cibo se il paziente è incosciente o con trauma addominale
-
mettere seduto il paziente
-
mettere il paziente a contatto con fonti di calore
viceversa, si deve:
-
mettere il paziente nella posizione supina con le gambe alzate se cosciente,
posizione di sicurezza se incosciente
-
garantire la protezione termica
-
eseguire una eventuale rianimazione
-
arrestare una eventuale emorragia
Ricordarsi che la posizione supina, con le gambe rialzate, è anche l'unica corretta
nel caso di semplice svenimento.

Si definisce emorragia la fuoriuscita di sangue da un vaso, dovuta alla rottura
di una vena o di una arteria. In questa sede ci occuperemo solo delle emorragie
esterne, ricordando che quelle interne, pericolosissime, richiedono il ricovero
e si manifestano per lo più con uno shock.

In estrema sintesi, si deve procedere secondo lo schema seguente
Nel dettaglio, la compressione della ferita può essere eseguita con un tampone,
un fazzoletto pulito oppure direttamente con le dita, avvicinando i bordi della
ferita.
La compressione del vaso va sempre effettuata a monte della ferita, cercando
di schiacciare il vaso interessato tra la propria mano e una superficie ossea
rigida. E' ovviamente un provvedimento di estrema urgenza e temporaneo, che non
appena possibile va sostituito con misure meno provvisorie, quale ad esempio la
legatura.
La legatura è tuttavia una manovra che può provocare danni, per cui va eseguita:
-
solo se le misure precedenti non sono state sufficienti
-
solo agli arti
-
alla radice degli arti
-
solo con materiale largo e morbido (es. fazzoletto ripiegato) per evitare lesioni
permanenti a nervi e vasi.
-
segnare sempre l'ora in cui è stata fatta: poiché la zona a valle non riceve
più sangue, dopo circa un ora la legatura va necessariamente allentata.

In alcuni casi la frattura è evidente (ad esempio la frattura di un osso della
gamba, con spostamento dei segmenti ossei), ma molto spesso la diagnosi definitiva
può essere fatta soltanto ricorrendo a una radiografia.
I sintomi che possono suggerire l'idea di frattura sono:
Non sempre tutti questi sintomi sono presenti e spesso quelli presenti non permettono
una diagnosi definitiva, per cui:
considerare il sospetto di frattura come frattura
considerare potenzialmente pericolosi tutti i traumi di una certa entità a carico
del cranio e della colonna vertebrale.
In presenza di una frattura (o sospetta tale) si deve:
-
non muovere l'infortunato, a meno che si trovi in una situazione di grave e
immediato pericolo. Il trasporto va effettuato dal Soccorso Alpino, che va sempre
chiamato.
-
non fare nessun tentativo di rimettere a posto i frammenti dell'osso. Questo
è tassativo anche in caso di frattura esposta, cioè quando i segmenti ossei escono
dalla pelle. In questo caso bisogna limitarsi a pulire la ferita, coprirla con
tessuto sterile o pulito, e tentare un'immobilizzazione così com'è.
Per eseguire una corretta immobilizzazione di una frattura è necessario bloccare
l'articolazione a monte e a valle della zona interessata, seguendo i seguenti
criteri di massima:
-
imbottire la parte con quello che si ha a disposizione
-
fasciare abbastanza stretto per bloccare il tutto, ma senza impedire la circolazione
del sangue.
-
fermare la fascia su una parte sana.
Di seguito, ecco due esempi di immobilizzazione di fortuna di fratture al braccio
- avambraccio e alla gamba
In alcuni casi, le fratture rivestono un carattere di particolare gravità:
fratture craniche: sono difficili da riconoscere, e inoltre si possono avere contusioni interne
anche senza fratture. Come possibili sintomi possiamo indicare:
Come regola generale, trasportare sempre in ospedale qualunque trauma cranico
di una certa entità.
Fratture vertebrali: sono pericolosissime, perché tendono a passare inosservate, ma possono provocare
lesioni del midollo spinale se trattate in modo inadeguato. In questi casi, sospettare
sempre una frattura in presenza dei seguenti sintomi:
Nel dubbio, meglio eccedere in prudenza, comportandoci come in presenza di frattura:
-
non muovere il ferito, se non per assoluta necessità
-
tenere il ferito disteso su un piano rigido, imbottendo le curvature naturali
della schiena
-
chiamare tassativamente i soccorsi

Vengono trattate insieme in quanto il comportamento è analogo nei due casi.
Le contusioni si hanno a seguito di traumi a carico delle parti molli (muscoli,
tessuto sottocutaneo) senza presenza di ferite cutanee, ma con fuoriuscita di
sangue all'interno dei tessuti (il cosiddetto ematoma), con il conseguente caratteristico
gonfiore della zona interessata.
Le distorsioni sono lesioni a carico delle articolazioni, che vengono provocate
da movimenti eccessivi o troppo bruschi. I sintomi sono sempre i soliti:
A livello di terapia, possiamo consigliare i classici rimedi:
-
impacchi freddi
-
bendaggio con benda elastica
-
in caso di distorsione, o se c'è il minimo sospetto di una frattura, non utilizzare
l'arto e immobilizzare con bendaggio

La scelta del materiale di pronto soccorso da portare con sé nel corso di escursioni
è oggetto di discussione anche fra gli specialisti del settore. Quelle che seguono
sono solo alcune indicazioni di massima, desunte da personali esperienze.
Farmacia di base
cerotto telato alto 2 cm: un rotolo
cerotti assortiti
pelle sintetica (spenco) antivesciche
benda elastica (un rotolo)
benda di garza (un rotolo)
5 compresse di garza sterile 10x10 cm
forbici
coperta termica in alluminio
collirio
salviette disinfettanti
crema protettiva per il sole / stick per le labbra
Materiale da aggiungere per escursioni di più giorni
- novalgina gocce (anti-dolorifico, anti-febbre): un flacone
- buscopan (coliche addominali): tre compresse
- plasil (anti-nausea): quattro compresse
- zimox (antibiotico a largo spettro): un blister
- imodium (antidiarroico): un blister
- un flaconcino di disinfettante (es. amuchina)
- tutti quei medicinali dei quali si può avere estrema necessità per preesistenti
patologie personali come asma, allergia grave accertata alle punture di insetti
(api, vespe).
Ovviamente tutti i farmaci vanno assunti con cautela, preferendo prodotti dei
quali si ha esperienza diretta, rispettando le avvertenze e le posologie indicate,
e solo in caso di effettiva necessità.
A proposito dell'amuchina, ricordiamo che il contenitore deve essere a tenuta
ermetica, in quanto decolora gli indumenti. Per contro, è molto comoda perché
può essere usata in vari modi:
- Pura, per ferite, piccole ustioni, disinfezione
- Diluita al 5 per cento (4 cucchiai da minestra in 1 litro d'acqua) per impacchi
di piaghe e ustioni
- Diluita all'1,5 per cento (1 cucchiaio in 1 litro) per disinfezione per immersione
di frutta e alimenti
- Diluita allo 0,01per cento (1 goccia in 1 litro) per potabilizzare l'acqua.
Fonte: Soccorso Alpino Emilia Romagna - www.saer.org - Dott. Marco Marietta e Massimo Bassoli
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Come Chiamare il soccorso alpino |
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Quando si chiama telefonicamente il Soccorso Alpino per un incidente in montagna
(e comunque in ogni situazione di emergenza sanitaria) è della fondamentale importanza
essere chiari e precisi, ma nel contempo concisi, fornendo alla Centrale Operativa
tutte le informazioni effettivamente necessarie a un rapido ed efficace intervento
di soccorso.
Di seguito, ecco un sintetico ma utile promemoria su come comportarsi, suggerito
dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, magari da stampare e conservare
nello zaino.
- Prima di tutto, specificare che ci si trova in montagna.
- Fornire subito il numero del telefono da cui si sta chiamando; se la chiamata
dovesse interrompersi, è importante che il telefono venga lasciato libero, per
consentire alla Centrale Operativa di richiamare.
- Fornire l'esatta località dove è ubicata l'area da cui si sta chiamando: comune,
provincia, valle, o comunque un importante riferimento di ricerca, individuabile
con certezza sulle carte topografiche.
- Se di dispone di un altimetro tarato, o di altri riferimenti sicuri (una baita,
un lago, un passo, un rifugio
), fornire la quota del luogo dell'evento.
- Fornire indicazioni di cosa è visibile dall'alto: pendio, bosco, cima, rifugio,
lago etc.
Specificare cosa è successo, rispondendo con calma e precisione alle domande
dall'operatore, che avrà necessità di conoscere, per una prima valutazione sanitaria,
la dinamica dell'incidente.
- Specificare quando è successo l'incidente (l'ora di accadimento dell'evento può
infatti far scattare procedure diverse).
- Specificare quante persone sono rimaste coinvolte nell'incidente.
- Fornire, sempre, le proprie generalità.
- Stabilire con certezza se la persona coinvolta ha difficoltà respiratorie, se
è cosciente, se perde molto sangue etc., rispondendo in ogni caso alle domande
dell'operatore. In questa fase, in genere l'intervento di soccorso è già scattato,
ma queste ulteriori informazioni possono essere molto utili per definire con maggiore
precisione quanto potrà essere richiesto all'équipe di elisoccorso.
- Specificare l'esatta posizione del ferito: seduto, disteso, appeso, semisepolto
dalla neve o altro.
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Informazioni aggiuntive |
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Poiché l'intervento di soccorso potrebbe non essere effettuato con l'elicottero,
è bene fornire anche le seguenti informazioni:
- Tempo di percorrenza, a piedi, dall'auto al luogo dell'incidente;
- Condizioni del terreno (roccia, pascolo, bosco
);
- Presenza di vento;
- Condizioni di visibilità e meteorologiche in genere;
- Presenza nella zona di linee elettriche, funivie, teleferiche e simili.
Infine un'avvertenza: in genere il numero telefonico cui fare riferimento in
Italia è il 118. Verificare tuttavia se nella regione in cui si svolge l'escursione
sia operativo un altro numero di emergenza sanitaria.
Per gli altri Stati delle Alpi, ecco i numeri di emergenza:
- Francia 15
- Svizzera 144
- Germania 110
- Austria 144
- Slovenia 11
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